Cultura / 29.01.2026

Lunakya: Il Suono della Luna Oscura

Interview esclusiva con una delle producer più innovative della scena dark techno underground

Con un nome che evoca lune e oscurità, Lunakya ha costruito un sound che sfida le categorizzazioni. Né puramente techno, né esclusivamente ambient — ma qualcosa di ipnotico nel mezzo.

L’Intervista

OBSIDIAN: Quando hai capito che la musica sarebbe stata il tuo percorso?

LUNAKYA: Non c’è stato un momento specifico. È stata un’evoluzione graduale. Da bambina rubavo le cassette di mia madre, poi sono passata ai CD, poi ho scoperto che potevo creare suoni invece di limitarmi ad ascoltarli. Una volta varcata quella soglia, non c’è stato ritorno.

La techno per me non è musica da ballo. È musica per alterare gli stati di coscienza.

OBSIDIAN: Come descriveresti il tuo sound a chi non ti conosce?

LUNAKYA: Immagina di essere in una foresta di notte. Non c’è luna, ma senti che qualcosa si muove. Non hai paura — hai curiosità. Quel feeling, tradotto in frequenze.

Il Processo Creativo

OBSIDIAN: Raccontaci del tuo studio setup.

LUNAKYA: Minimal ma intenzionale. Un laptop, Ableton, qualche sintetizzatore hardware — Moog Mother-32, un vecchio SH-101 che mi ha passato un amico. Ma l’elemento più importante non è l’hardware: sono le ore passate ad ascoltare, sperimentare, sbagliare.